La legge 180, introduzione

Il disturbo mentale ha sempre fatto paura, qualcuno dice quasi come la morte e per questo ed altri motivi ha provocato il rifiuto, l'isolamento e l'emarginazione di chi ne è affetto.

E' solo a fine '800 che si cerca di dare una interpretazione del disturbo su basi scientifiche; di seguito indichiamo sinteticamente il percorso che ha portato alla promulgazione della legge 180 detta anche "Legge Basaglia", per via del nome dell'autore.


Il periodo del manicomio: l'istituzione

Nel periodo manicomiale i malati mentali furono accolti in vere e proprie strutture nelle quali subivano ogni genere di violenza, denunciate negli anni '70: mancanza di diritti, elettroshock forzato, tutela e confisca dei beni. L'indesiderato subiva tutte queste violenze perchè la malattia mentale non era compresa nè forse voleva essere compresa e, sbrigativamente, si faceva prima a nascondere il malato mentale tenendolo recluso in una struttura, nascondendolo agli occhi di tutti.


I progressi fatti all'estero nel dopoguerra

Con la moltiplicazione dei casi di disturbo mentale, dovuti alle guerre e all'era industriale, i governi ad un certo punto hanno dovuto affrontare il problema della salute mentale. Nell'immediato dopoguerra sono partiti i primi studi su base scientifica e pian piano è stato compreso che il malato mentale poteva essere reinserito in ambito comunitario dopo essere stato accolto in una istituzione.


La psichiatria Comunitaria

La psichiatria comunitaria nasce e si sviluppa fin dagli anni 40' negli stati anglosassoni, nel tentativo di creare nuove strutture per il trattamento dei malati mentali ed una nuova filosofia di approccio alla malattia mentale, dove l'uomo titolare di diritti viene m esso al centro del processo riabilitativo, dove finalmente vengono considerati i suoi bisogni.

Gli anni 70: la pressione per chiudere il manicomio

In Italia le precarie condizioni dei malati mentali vengono denunciate a più riprese negli anni '70, sulla scia delle proteste anticonformiste del 1968. Queste denunce, supportate da fatti reali e condizioni invivibili da parte dei pazienti, sono note come la febbre da cancello ovvero nella quale chi si battè giustamente contro il manicomio non tenne proprio conto di quanto sarebbe potuto accadere dopo la chiusura dell'istituzione manicomiale.

In quel periodo l'unica cosa che contava realmente era quella di chiudere la struttura indesiderata, cancellare gli orrori, trasferire tutti i pazienti sul territorio per poi attuare le strutture senza purtroppo delinearle.


 
L'Antipsichiatria e Basaglia

Il movimento in prima linea per la chiusura dei manicomi era quello dell'antipsichiatria, come si apprende dal nome, movimento contrapposto per idee, soluzioni e spiegazioni della malattia mentale diametralmente contrapposto alla psichiatria tradizionale.

Le idee dell'antipsichiatria sono ben note e sono state esposte in una lunga intervista a Franco Basaglia in un libro del 1978, intitolato "Psichiatria e Antipsichiatria". Il testo si fa quasi interamente alle teorie di tre antipsichiatri anglosassoni: Laing, Esterson e Cooper che peraltro nelle loro nazioni d'origine non hanno trovato tanto fermento e seguito alle loro teorie.

 

La famiglia è il crogiolo della schizofrenia

Tra le teorie più deleterie circolate in quel periodo e in tempi successivi, si potrebbe dire fino ai giorni nostri, c'è quella del double-bind: si sostiene in pratica che la famiglia, il genitore in pratica, causa l'incapacità  di comunicare con il disturbato, sia la causa determinante della schizofrenia. Questa teoria, unitamente ad altre più tardi sconfessate e ripudiate dalla comunità  mondiale, ha autorizzato i nuovi operatori dei Centri a fornire le cosiddette non-risposte sulla salute mentale.

Per molti anni e ancor oggi registriamo le  mancate diagnosi, scambiate erroneamente per etichettatura della persona, negazione della malattia, estremizzazione delle posizioni, vanto di poter curare senza uso dei farmaci, abuso degli stessi, mancate informazioni ai familiari.

Usiamo il termine nuovi operatori perchè la rivoluzione antipsichiatrica, come ogni rivoluzione vuole,  ha creato nuovi posti e professionalità  nell'ambito di un settore che è stato ceduto di fatto ai seguaci dell'antipsichiatria.

Le causa e soluzioni della malattia mentale sono state estremizzate; il problema ma è stato socializzato, ridotto ad un disturbo di relazione tra i componenti della famiglia o a una sorte di repressione da parte del sistema capitalista; persino le diagnosi non sono state più fatte.

Non è difficile cercare in internet siti sull'antipsichiatria dove alcune persone sostengono tutt'oggi queste idee anacronistiche e superate; idee che comunque continuano a danneggiare pazienti e famiglie.